Licenze Creative Commons per il comune di Firenze

16 01 2011

Eros Cruccolini (SEL Firenze) ha oggi presentato la mozione per cambiare le licenze ai contenuti dei vari siti del comune di Firenze. Il testo integrale della mozione lo potete scaricare qui. Il motivo di questa mozione è quello di rendere fruibili nel modo più completo possibile tutti i contenuti del sito di SEL e renderli veramente pubblici nel senso più esteso del termine, non solo rendendoli raggiungibili per tutti ma permettendo poi a tutta la cittadinanza di riutilizzarli.

Due dei passaggi più interessanti:

utilizzare per opere di cui non si vuole permettere l’utilizzo commerciale la licenza “Creative Commons Attribuzione, non commerciale” per un periodo di tempo che si ritiene sufficiente per il tipo di opera e comunque non superiore a 2 anni. La nota di copyright dovrà quindi riportare che al termine di tale periodo la licenza da applicare è la Creative Commons Attribuzione.

Questo articolo l’abbiamo aggiunto per assicurarci che anche nel caso di opere per cui si aspetti un ritorno economico di qualche tipo si possano applicare licenze CC, e visto che generalmente il ritorno economico è limitato nel tempo, la licenza dopo un periodo di massimo due anni torna a permettere tutti gli utilizzi. Non so quanti contenuti sul sito del comune siano immaginati per avere un ritorno, ma in ogni caso questo ci serve anche per aprire una via che possa poi essere applicata all’esterno del sito stesso.

A verificare attraverso parere degli uffici competenti in che modo nell’assegnazione di bandi di concorso o finanziamenti che prevedano come prodotto la produzione di opere dell’ingegno si possano valorizzare con un punteggio aggiuntivo quelle proposte che prevedano l’utilizzo di licenze Creative Commons, in modo da aiutare ad alimentare un’economia basata sulla condivisione invece che sul concetto di “tutti i diritti riservati”

Questo è un punto molto importante. Significa che stiamo cercando di costruire un modello di wellfare che cerca di sostenere le iniziative private che vanno nella direzione della condivisione. Se il comune deve assegnare dei finanziamenti attraverso bando per produrre qualsiasi cosa debba avere una nota di copyright (video, audio, editoria, grafica…) allora la licenza CC dovrebbe dare dei punteggi aggiuntivi a quelle proposte che la scelgono. Con questo strumento stiamo cercando di incoraggiare chi produce opere per il comune ad utilizzare un approccio aperto e di condivisione, rendendo questo approccio più competitivo nell’assegnazione dei finanziamenti.

Il percorso della mozione è solo all’inizio, dopo essere stata presentata sarà calendarizzata in commissione e poi consiglio quindi potrà essere emendata e modificata. Ci auguriamo che arrivi in consiglio mantenendo tutte le sue caratterstiche positive.





Wikileaks, il copyright ed i nostri governi

29 12 2010

Chiunque abbia avuto l’interesse di cercare tra le centinaia di migliaia di cables presenti su Wikileaks sa che ciascun cable è identificato da una serie di parole chiave che riassume i temi trattati. Una di queste keywordè KIPR e si riferisce a comunicazioni in cui le ambasciate descrivono l’azione di lobbying nei confronti di altri stati affinché rendano più efficace la protezione degli Intellectual Property Rights, i diritti d’autore.

Le battaglie sul copyright sono uno dei temi più dibattuti in rete da un decennio, il nocciolo della questione è capire se dietro ad una retorica così forte si celi un reale interesse per la salvaguardia degli autori e della loro creatività (fine ultimo di tutte le leggi in difesa del diritto d’autore) o la semplice difesa di interessi economici, monopoli comunicativi ed informazionali. Fiumi di letteratura sono stati scritti su questo tema da accademici, associazioni, movimenti ed hackers ed è superfluo sottolineare come la nostra opinione sia fortemente a favore della seconda ipotesi.

 

Una conferma a questa visione viene direttamente da Wikileaks. In particolare, in tre situazioni emerge quanto forte sia la pressione del governo statunitense verso la Spagna, il Brasile e l’Italia per cercare di far passare una linea dura nei confronti delle violazioni del diritto d’autore a vantaggio delle aziende del settore ed a svantaggio della collettività.

Cominciando dalla Spagna, in una serie di cables pubblicati da El Pais emerge una pressione forte e costante dell’ambasciata USA affinché il paese iberico introduca misure repressive nei confronti della pirateria online. Misure che, come più volte osservato in altri contesti, spesso tendono ad essere una forma di controllo non tanto della legalità delle attività online, quanto delle stesse attività online. In questo caso il governo spagnolo si trova nella scomoda posizione di dover introdurre misure molto impopolari su pressione delle associazioni di editori iberiche ed americane. Il dettaglio più spinoso è quello della chiusura dei siti che contengono materiale coperto da copyright. Mentre le associazioni vorrebbero una procedura snella che non deve passare attraverso il pronunciamento di un magistrato con buona pace della libertà di espressione, i rappresentanti del governo cercano un accordo tra provider e associazioni di editori per riuscire ad aggirare tecnicamente una questione che difficilmente può essere affrontata senza azioni impopolari, come ha dimostrato il percorso semi-fallimentare di una legge analoga promossa dal governo Sarkozy. L’ultimo atto della farsa si è svolto il 21 dicembre scorso, giorno in cui in un mondo alla rovescia la legge proposta dal ministro socialista Sinde (più volte citata nei cables Wikileaks ed oramai allineata con le posizioni dell’ambasciata) è stata affossata in commissione dall’opposizione di destra, essendo il PSOE l’unico partito a favore della chiusura dei siti senza necessità di un pronunciamento di un magistrato.

 

Ma KIPR non è solo pirateria online. Dentro a questa ampia categoria ricadono anche altri temi che sono cari alle ambasciate americane e che chiariscono quanto dietro il vago termine proprietà intellettuale (o meglio in questo caso, proprietà industriale) si celino questioni che influenzano pesantemente le vite delle persone. È il caso di alcuni cables che riportano le preoccupazioni dell’ambasciata americana a Brasilia sul tema dei brevetti farmaceutici. Le industrie americane si sentono minacciate dalla campagna del governo volta a diminuire i prezzi dei farmaci terapeutici per l’AIDS che fa leva anche sulla possibilità di riformare la legge sui brevetti per costringere le industrie a dover accettare delle licenze obbligatorie a prezzi calmierati. Anche in questo caso emerge una pressione dell’ambasciata USA per fiancheggiare le industrie farmaceutiche che storicamente non sono disposte ad abbassare i prezzi dei medicinali nei paesi in via di sviluppo per paura di vederli reimportare a prezzi ribassati nei paesi del cosiddetto primo mondo. Ovviamente a tutto discapito dei malati.

 

In fine il caso italiano che, come al solito, oltre a contenere importanti considerazioni si tinge di quell’alone di ridicolo che siamo oramai abituati a osservare quando degli stranieri parlano del nostro paese e del nostro governo. In questo caso l’ambasciata di Roma si preoccupa per la legge Romani, una discussa normativa per regolare i “servizi media audiovisivi” che nella sua prima stesura perseguiva l’intento di limitare la pirateria online ma aveva due scomodi effetti collaterali. Il primo era di far rientrare nello stesso regolamento la versione online delle televisioni ed un blog qualsiasi, il secondo era quello di avvantaggiare fortemente le TV private del cavaliere contro la concorrenza. Questi argomenti sono sollevati dall’ambasciatore americano in modo inaspettatamente crudo:

 

For years, the USG has urged the GOI to take action to protect copyrighted material on the Internet, in particular encouraging the establishment of clear notice-and-takedown procedures and cooperation among rights holders and ISPs to prevent illegal filesharing. Italy has done very little. Now, this bill skips over collaboration, and suddenly moves directly to very stern regulation. In light of its reluctance to take action on this issue in the past, and also given the many commercial advantages that this law appears to give Mediaset and state TV, the GOI claim that Internet provisions of this law are aimed at copyright protection alone are suspect.

 

Il governo USA (USG) ha quindi fatto pressioni sul governo italiano (GOI) affinchè intraprendesse la stessa strada di quello spagnolo e francese, ma l’ambasciatore sospetta che la risposta del governo invece di intervenire sul tema del copyright sia una semplice leggina a favore del cavaliere. Questo sospetto è confermato da alcune frasi molto forti in cui nota che:

 

Over the last three years we have seen several GOI efforts to exert control over the Internet, including one infamous effort to require bloggers to obtain GOI journalism licenses.

 

E successivamente:

 

Because this new bill seems to address these kinds of concerns, and because it also serves Berlusconi’s business interests, it is conceivable that this seemingly improbable legislation might actually come into force in Italy [...]. This represents a familiar pattern: Berlusconi and Mediaset have been using government power in this way ever since the days of Prime Minister Bettino Craxi.

Come già emerso in altri cables, la sincerità dell’ambasciatore ricorda quella di un bambino che dice le parole che nessun adulto può permettersi di pronunciare. Le conclusioni dell’ambasciatore però tolgono il sorriso, Berlusconi sta andando oltre le richieste fatte dall’ambasciata in una direzione imbarazzante:

 

In addition, this bill would set precedents that nations such as China could copy or cite as justification for their own crackdowns on free speech.

 

Concludendo, il diritto di accesso alla rete e la sua libertà stanno subendo negli ultimi anni dei duri colpi che vengono spesso mascherati dietro la retorica della difesa del diritto d’autore. L’interesse ultimo, ben lungi dalla difesa del singolo autore è quello della difesa di monopoli informativi e di mercato che sono messi in crisi da nuove tecnologie intrinsecamente più plurali. I cables fanno luce sull’insolita risolutezza di molti governi nella guerra alla pirateria, un tema che andrebbe affrontato con la consapevolezza che ogni volta che si rafforza il diritto d’autore, si fa in realtà un favore ai grandi produttori ed a pochissimi artisti best-seller mentre non si incide sulla vita della stragrande maggioranza dei creativi e contemporaneamente si indebolisce il diritto della collettività. Invece, siamo oramai abituati a leggere proposte di legge indecenti che imbarazzano addirittura la sorgente di questa spinta reazionaria.

 

Proprio per stimolare l’interesse su questo tema che ha dei risvolti sociali importantissimi, dentro a SEL è nato alcuni mesi fa un gruppo informale di persone che vogliono confrontarsi per fare di questi temi dei punti chiari nella politica di SEL.





Vendola incontra Stallman

28 12 2010

La settimana passata Nichi insieme a Fratoianni (assessore all’innovazione della regione Puglia) e Pellegrino (direttore dell’area innovazione) ha incontrato alcune personalità del mondo del software libero, tra cui Richard Stallman, il padre delle licenze GPL e del movimento GNU e Renzo Davoli dell’associazione Software Libero italiana. Il resoconto disponibile sul sito di Nichi parla di un incontro fruttuoso che ha messo al centro della discussione non la questione tecnica, che sappiamo essere secondaria, ma la questione sociale e politica collegata al software libero. Dalle parole di Nichi emerge una sterzata per la Puglia in direzione del software libero, con l’inclusione nel processo di scrittura della legge, un protocollo speciale per il software libero nelle scuole ed una frase che, personalmente mi ha colpito. E’ la prima volta che sento un politico che dopo un incontro con gli attivitsti del SL dice è stato molto importante per me imparare le cose che ho imparato oggi.

La strada è comunque lunga e speriamo che Nichi e la Puglia riescano negli intenti espressi durante l’incontro.





Diritti digitali e innovazione nell’Empolese Valdelsa (San Quirico Montelupo, 21 dicembre)

17 12 2010

La FABBRICA DI NICHI di San Quirico

e

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ (circolo Empolese Valdelsa)

Vi invitano a discutere di software libero, neutralità della rete, infrastrutture informatiche, open data governament, cloud computing, e innovazione in genere per costruire un programma per le nostre città di domani.

Ne parleranno Dario Faggioli, Paolo Tacconi e Andrea Tombelli.

Siete tutti invitati a partecipare e a dare il vostro contributo!

alla Casa del Popolo

San Quirico Montelupo

martedì 21 dicembre, h. 21:15





Ancora sul caso pugliese: il progetto di legge su FLOSS e Open Hardware

8 12 2010

Riportiamo qui il post appraso sul sito di Nichi Vendola riguardo al già citato progetto di legge regionale.

LA PUGLIA PER L’OPEN SOURCE

La Giunta Regionale pugliese ha avviato la riconversione della Pubblica Amministrazione regionale e locale verso l’open source, il software non asservito a licenze commerciali e aperto allo sviluppo collettivo.
Ha varato lo Schema di Legge sulle “Norme in materia di pluralismo informatico, nell’adozione e la diffusione del Free Libre Open Source Software e Open Hardware e nella portabilità dei documenti nella Pubblica Amministrazione Regionale e Locale” che sarà portato all’attenzione del partenariato socio-economico e dell’associazionismo impegnato nella promozione del software libero nella Pubblica Amministrazione.
Come Presidente di una Regione sento il dovere e la responsabilità di scegliere, per lo sviluppo tecnologico della mia amministrazione e degli enti locali della Puglia, le opzioni più sicure, convenienti e aperte. Opzioni capaci di garantire servizi di qualità ai cittadini pugliesi, di generare nuova e buona occupazione e di non vincolare le scelte degli amministratori pubblici ad uno standard proprietario. Per questo la Regione Puglia ha scelto il software libero. È una scelta impegnativa e non ci basta la petizione di principio: vogliamo sostanziarla con atti concreti e investimenti mirati. Vogliamo realizzarlo col concorso di quell’immenso movimento che in Italia ha consentito non solo risparmi, ma anche efficienza, sicurezza, qualità.
Tutto ciò per me, per quello che è il mio sentire, significa “neutralità”. O forse sarebbe più giusto dire “pluralismo”.
Ho l’onore di amministrare una Regione che vuole trasformare uno storico ritardo in un’opportunità per compiere un balzo, vero e diffuso, verso il futuro. Realizzare questa strategia in modo “plurale” significa discutere con tutti senza timori e pregiudizi. Significa moltiplicare, invece che ridurre, le occasioni di cooperazione. Significa considerare anche le grandi imprese una risorsa potenziale per il territorio, a patto che la bussola sia fermamente orientata alla difesa del bene comune e all’abbattimento del digital divide.
Per realizzare tutto ciò – per superare gli ostacoli, evitare che si consolidino vecchie e nuove rendite generate dagli interessi di parte – abbiamo bisogno della collaborazione di tanti. Abbiamo bisogno anche di chi, con competenza e passione, ci rammenta i rischi che corriamo e sottolinea gli effetti nefasti generati da alcune politiche industriali troppo sensibili agli interessi di pochi a danno dei molti.
Ritengo che una strada percorribile sia non la censura preventiva ma la gestione aperta dei processi. Perché molte intelligenze funzionano sempre meglio di una sola.
Per questo ci impegniamo, con convinzione, ad una gestione trasparente e aperta delle politiche regionali in materia di ICT.

Ecco il Ddl sull’open source





Puglia-Microsoft gli ultimi sviluppi.

29 11 2010

Pubblico in questo blog un compedio di un paio di email che ho mandato alla lista di Assoli su questo tema, con un po’ di ritardo sugli eventi, ma è difficile tenere aperti tutti i fronti. Chiaramente non sono da intendersi come l’opinione di SEL a riguardo, quanto quella di chi scrive e delle altre persone che mantengono questo blog.

Inizio con un ragionamento più generale: tutte le pubbliche amministrazioni firmano protocolli d’intesa con le aziende. Io stesso lavoro in un laboratorio di ricerca frutto di un finanziamento congiunto tra la regione Toscana e privati. Non sono rose e fiori ma è innegabile che sia un’opportunità per diverse persone. Questo per dire che non penso che una regione possa permettersi di chiudere la porta in faccia ad una grande azienda che chiede di collaborare, e quando le aziende lo fanno, lo fanno sempre perche’ ne trarranno un beneficio. Nel momento in cui un’azienda viene a chiederti di firmare un protocollo di questo tipo il mestiere di una buona PA è farsi aiutare a fare cose che non saprebbe fare altrimenti ed evitare di creare qualsiasi vincolo inscindibile, anche se mascherato da concessione gratuita. I rapporti tra privati e amministrazione vanno giudicati criticamente ma sono abbastanza complessi da non poterli giudicare solo dai nomi di chi firma un accordo.

Detto questo, cosa c’e’ nel protocollo: l’inizio di “un rapporto di collaborazione per il perseguimento delle finalità di seguito indicate”, che sono:

  • “Promuovere l’innovazione e l’eccellenza nell’ideazione, sviluppo e utilizzo delle tecnologie e soluzioni informatiche all’interno della Regione” che passa attraverso: “analisi congiunta delle discontinuità tecnologiche in atto…”, “valutazione di metodologie e soluzioni avanzate per la gestione ottimale delle risorse informatiche…”
  • “Favorire lo scambio di esperienze al fine di incrementare le strategie per la diffusione della Società dell’Informazione in Puglia con particolare riferimento alle iniziative di sostegno alla diffusione dell’IT nelle PMI e nelle pubbliche amministrazioni pugliesi…” potenzialmente attraverso “un centro di competenza, da costituirsi congiuntamente, che stimoli la ricerca applicata nell’area delle tecnologie della conoscenza”
  • “Favorire l’accesso e l’utilizzo del mondo scolastico e dei sistemi dell’istruzione alle tecnologie ed agli strumenti informatici più aggiornati, valorizzando l’impiego di soluzioni IT per fini didattici ed amministrativi, anche in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale”

L’unica cosa per cui la regione si impegna formalmente è scritto a pagina 5: “valutare..” e “favorire..”. Tutti gli altri punti sono indicati a titolo di esempio o come possibilità e qualsiasi iniziativa è vincolata dall’accordo in sede di comitato di indirizzo, in fine, è scritto chiaramente che non c’e’ nessuna esclusività (anzi, si cita l’inclusione di altri partner della regione) e tantomeno nessun vincolo sulla scuola.  Microsoft fa protocolli come questo, e molto peggio di questo perchè prevedono lo scambio di software, in molti posti (http://www.microsoft.com/italy/education/convenzioni.mspx) ma in questo caso non sembra avere ottenuto la stessa cosa.

A me personalmente non fa piacere un accordo con MS per vari motivi: è un’azienda che, come già detto, ha una bella storia di comportamenti scorretti  e per questo motivo penso che firmi soprattutto per facciata, e se capisce che non avrà modo di coltivare il suo orticello sarà solo un protocollo vuoto.  La parte sulla formazione è quella che mi pare più pericolosa: quando tra le possibili attività, anche se solo a “titolo esemplificativo” si indicano la “promozione di iniziative volte a sviluppare e potenziare l’innovazione didattica con l’ausilio delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei processi di apprendimento” o la “promozione di programmi o progetti dedicati al settore Education che prevedono favorevoli condizioni per l’acquisto di software per le scuole” bisogna assicurarsi che questo non sia un primo passo per MS per entrare in Puglia calpestando le scelte di “neutralità” dichiarate nelle premesse. Mi pare però che una legge regionale sull’”open source” possa essere un buon modo per disinnescare questo pericolo.

Il protocollo ha sollevato molte critiche, un comunicato dall’associazione italiana per il software libero, uno del partito pirata. La prima risposta di Vendola è stata giudicata vaga e “fuori tema”. Il punto è a quale tema ci si riferisce. Il comunicato di Assoli pone legittimamente il problema della penetrazione di MS nella PA pugliese ma è stato scritto prima di avere il testo dell’accordo. Il protocollo però parla di infrastrutture molto più che di software, quindi la risposta era centrata sulle infrastrutture più che sul software. Nonostante questo viene citata espressamente una proposta di legge che verrà discussa la prossima settimana proprio sull’open source in regione Puglia, che, se approvata potrebbe rendere molto meno concreti questi rischi.

L’atteggiamento che non condivido è quello di sfiducia a priori. La Puglia saprà quale è il vantaggio che trae da questo accordo. O partiamo dal presupposto che c’e’ malafede nella regione oppure dobbiamo accettare che possa fare un accordo con un privato, se al contempo si mette al sicuro la neutralità delle sue infrastrutture.

A seguire, il secondo comunicato di Assoli proprio sul concetto di neutralità e la risposta di Nichi a quello del PP. Anche in questo caso non condivido il tono inquisitorio. Domande con un forte tono retorico, frasi perentorie, anche il riassunto un po’ scolastico dei vantaggi del SL per la PA. Mi pare che di fronte ad una regione che qualcosa sembra voler fare si può cercare un modo diverso. Non per evitare di fare critiche ma perche’ visto che in questo caso, contrariamente ad altre volte, Vendola ha risposto un paio di volte, magari si può cercare di parlarci.

Nichi ha risposto che per quanto si possa discutere delle interpretazioni, nel protocollo, nessuna azione della PA viene vincolata, nessun euro verso i privati e lo scopo è stimolare l’innovazione. A proteggere la neutralità delle infrastrutture pugliesi cita:

E l’autonomia decisionale della giunta pugliese si esprimerà con un progetto di legge, che vareremo a breve, per rafforzare la migrazione verso l’open source dei servizi che la Regione Puglia finanzia in favore di tutte le Pubbliche Amministrazioni pugliesi. Il che significa molto di più di una dichiarazione di principio. Finanziamo i servizi informatici solo se si convertono all’OS

Anche in questo caso, molte discussioni sono state fatte in lista Assoli, Frontiere Digitali, e chissà quali che non frequento. Sicuramente, il passaggio in cui Nichi dice di temere la disputa tra mercato e open source è quella che ha sollevato più discussione. Molti si sono sentiti esautorati delle loro competenze, e tanti fanno notare che effettivamente, non c’e’ mai stata nessuna contraddizione tra fare software FLOSS e fare business. Forse il riferimento è a quell’ultima frase del comunicato del PP in cui si dice che il “SL è l’unico software che non può essere controllato da nessuna azienda”. Lo chiederemo a Nichi la prossima volta, se vogliamo giocare al totointerpretazione mi pare stia dicendo che anche i modelli di business basati sull’OS, con le distinzioni del caso, sono comunque modi per fare quattrini, quindi, non è che se ti metti in mano a IBM che usa open source, IBM non proverà a renderti dipendente. Poi, che nonostante questo le ragioni percui una PA deve stare dalla parte giusta le sappiamo tutti, e visto che la premessa è una quella di una legge regionale, sembrano saperlo anche in Puglia. Spero che Assoli ed il PP decidano di cogliere quell’apertura che proprio Nichi fa verso la partecipazione nella realizzazione di uno dei punti che cita e si mettano in gioco in questo.

Insomma, per diversi motivi penso che fare un accordo con MS non sia una buona idea. Non perchè fa software proprietario, ma perchè ha dimostrato in passato di avere un brutto rapporto con la PA, che ha sempre visto come un territorio di conquista. Nonostante questo penso che se verrà approvata la legge regionale che Nichi ha citato, il problema sia del tutto ridimensionato, anche grazie all’attenzione che è stata sollevata dalla rete. Vorrei che la stessa attenzione che si è scatenata in questi giorni sia mantenuta fino a quando non sarà presentata la legge per metterne in luce i lati positivi, e pure quelli negativi se ce ne sarà bisogno.





In attesa di conferme

26 11 2010

Cari lettori di questo blog,

siete aumentati notevolmente in questi giorni, a causa del discusso protocollo d’intesa tra la regione Puglia e Microsoft. Personalmente, non mi voglio sottrarre a nessun giudizio ed a nessuna eventuale critica all’amministrazione pugliese, ma prima di esprimere un parere compiuto penso che sia necessario leggere il protocollo d’intesa che ha firmato Nichi Vendola. Stiamo cercando di averne una copia il prima possibile, poi, vedremo cosa di buono o di cattivo contiene e soprattutto quali spazi ci siano per migliorare le cose.

Leonardo Maccari.








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